US flag in the World Trade Center memorial 9/11

Chissà se il deputato texano Charlie Wilson ha mai lontanamente pensato di potersi trovare un giorno di fronte a questa immagine. Chissà se il pensiero dell’11 Settembre sfiorò la sua mente, quando, nel lontano 1979, metteva tra le braccia dei mujhaideen afgani le armi per combattere la “loro” jihad contro i sovietici trascinando l’URSS in un conflitto che avrebbe segnato la fine della Guerra Fredda a favore degli Stati Uniti.

Di sicuro non aveva pensato che sostenendo l’Afghanistan nella sua resistenza contro Mosca avrebbe gettato il seme di una nuova guerra che pochi anni più tardi un altro texano di nome George W. Bush, sarebbe venuto combattere proprio lì, in Afghanistan, in mezzo agli stessi “pastori della resistenza”, o come li definiva Ronald Reagan: “combattenti per la libertà che difendono i principi di indipendenza e libertà che formano le basi della sicurezza e della stabilità globali”

Uno di quei “combattenti” che avevano aiutato a distribuire le armi degli americani per abbattere gli elicotteri russi si chiamava Osāma bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden e qualche anno più tardi, più precisamente nel 1988, avrebbe creato un’organizzazione non proprio ben vista dalle successive amministrazioni americane: Al Qaeda.

Nel frattempo l’Afghanistan, dopo la guerra contro i sovietici vinta anche grazie agli aiuti milionari garantiti da Charlie Wilson, attraversava la guerra civile tra due fazioni divise di mujhaideen: l’Alleanza del Nord e i Talebani.

Furono questi ultimi a prevalere alla guida del Paese, imponendo la sharia e trascinando il popolo afgano in uno dei periodi più bui della sua storia millenaria. La “culla del jihadismo” in questi anni divenne praticamente terra di nessuno sotto il regime dei Talebani e un rifugio perfetto per Bin Laden che, proprio in quel periodo, dopo essere fuggito dai campi di addestramento di Al Qaeda in Sudan, cercava una base da dove poter organizzare una nuova “jihad”, questa volta contro l’America.

Fu tra le montagne dell’Afghanistan che venne pianificato l’attentato al World Trade Center.

Sono passati 18 anni dall’11 Settembre 2001, una data che è già scolpita nei libri di storia come un evento che ha cambiato tutto, non solo nella vita di tutti i giorni ma soprattutto negli ultimi (quasi) due decenni di politica internazionale. 

Un capitolo aperto in tragedia e ancora lontano dall’essere chiuso, con alle spalle anni di guerra e di morti, più di mezzo milione secondo diversi studi. Prima l’Afghanistan nel 2001, poi l’Iraq nel 2003 con l’arrivo degli attentati in Europa e la rapida trasformazione di Al Qaeda nell’ISIS, infine la Siria nel 2011. Oggi i gruppi terroristici eredi, o presunti tali, di Al Qaeda sono arrivati anche in Africa nel Sahel e nel Maghreb, in Indonesia, e fino a poco tempo fa sono cresciuti nelle periferie delle grandi capitali europee.

Così, 18 anni fa, si è arrivati al giorno più importante del nostro secolo. Una guerra dopo l’altra, un morto dopo l’altro.

Se solo Charlie Wilson avesse immaginato tutto questo…

“L’odio crea solo altro odio”, Tiziano Terzani