«Nous sommes tous americains» . Così scriveva il giornale francese Le Monde il giorno dopo l’11 settembre 2001. Con questo articolo l’autore sanciva un concetto chiaro a molti europei: la nostra storia e la nostra cultura sono indissolubilmente legati agli Stati Uniti.

«E’ a loro che dobbiamo la nostra libertà e quindi la nostra solidarietà» . E’ innegabile l’importanza del ruolo svolto dagli Stati Uniti in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel processo di liberazione e ricostruzione di un continente devastato dagli orrori della guerra gli americani hanno contribuito con aiuti militari ed economici sostanziali , ma anche e soprattutto favorendo un processo politico che ha portato alla nascita dell’Unione Europea. Ciò ha creato un rapporto di stretta alleanza tra le due sponde dell’Atlantico, un rapporto che spesso supera la sfera politica e quella economica e abbraccia la sfera culturale e i nostri stessi ideali, sotto i quali si riconosce l’Occidente. Tuttavia, non è solo per questo motivo che oggi “siamo tutti americani”.

Dopo la guerra fredda l’immagine che il mondo ha di se stesso è largamente ispirata dagli Stati Uniti, sia perché gli USA non sono un paese come un altro, sia perché proprio in virtù di questo “eccezionalismo americano” essi sono investiti di una missione di portata universale che in un certo modo ha avuto influenza su noi europei. La loro caratteristica fondamentale è quella di essere un paese che si rispecchia nella politica internazionale e soprattutto che definisce la scena internazionale sulla base della propria visione del mondo. Pertanto questa “missione” di cui si sentono investiti (e di cui spesso sono investiti ) li porta ad agire in maniera incisiva al di fuori dei loro confini. Si aggiunga inoltre che la loro potenza economica, politica e militare permette loro di influenzare e spesso determinare le sorti del mondo. E ciò è divenuto tanto più vero quanto più si sono venuti a trovare in una posizione di superiorità. Insomma, «il mondo si muove, e l’America con lui» .

il “nous sommes tous americains” dell’11 settembre si è trasformato nel “todos somos americanos” di Barack Obama a Cuba

Il discorso di Barack Obama del 17 dicembre 2014 nel quale ha espresso il riavvicinamento a Cuba con le parole “todos somos americanos”, non nasce certo dal caso. Quella frase, divenuta ormai celebre, si ripete anche oggi. La storica visita del presidente Barack Obama a L’Avana dimostra quanto sia ancora determinante il peso degli Stati Uniti nello scrivere la storia. Nonostante l’esorbitante Russia di Vladimir Putin stia scalpitando ai confini dell’Europa e mentre la Cina non pare più così lontana dalla supremazia economica (e ,secondo gli esperti, neanche da quella militare), l’America riveste ancora un ruolo di leadership sulla scena globale.

Si tratta però di una leadership in declino, è questo il vero problema. Gli Stati Uniti non sono più in grado di detenere le redini del mondo; i disastri in Siria e Iraq ne sono la dimostrazione. L’amicizia ritrovata con Cuba è semplicemente il suggello di un percorso naturale e necessario. La storia è cambiata, insomma: i cubani non hanno più motivo di chiudersi nel comunismo, mentre gli americani non hanno più paura dei missili a Cuba. Il commercio, invece, fa molto comodo a entrambi.

L’America e il mondo oggi hanno nuove minacce e sfide da affrontare. 

Ma tra il “nous sommes tous americains” dell’11 settembre si è trasformato nel “todos somos americanos” di Barack Obama a Cuba di acqua sotto i ponti ne è passata. La leadership che ci aspettavamo dall’America nelle questioni decisive è ormai tramontata e il mondo dovrà iniziare a gestire da solo i nuovi problemi .

Il disinteresse degli Stati Uniti per il Medio Oriente è stato infatti compensato dall’interesse per Cuba. L’America ora pensa all’America e noi faremmo bene a pensare alla nostra Europa e al nostro Mediterraneo. Per questo l’incontro di ieri nella capitale cubana, per quanto sia stato un evento di portata storica enorme, non è altro che la fotografia di un’America che sta cedendo il passo, piuttosto che di una nazione capace di orientare la politica internazionale verso l’equilibrio: un paese che pensa a se stesso.

La pace con L’ Avana è, dopotutto, una buon uscita per Barack Obama e un buon inizio per Cuba. I tempi sono cambiati, la guerra fredda è finita da un pezzo e allora: !todos somos americanos!  

 

 

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